

Agrilus planipennis, è un insetto appartenente all’Ordine Coleotteri, famiglia Buprestidi. Originario dell’Asia orientale, è stato segnalato in Ontario e Michigan nel 2002. Da allora, l’areale è aumentato di molto e i danni economici riportati sono enormi e destinati ad aumentare. Il timore di possibili infestazioni europee continua a crescere, tanto che è considerato uno dei più importanti rischi alle nostre piante. È inserito nella lista A1 dell’EPPO (European Plant Protection Organization).
Nome Scientifico |
Nome Comune |
Agrilus planipennis |
Minatore smeraldino del Frassino |
L’area di origine è l’Asia Nordorientale, Manciuria, Corea e Cina, dove vive a carico di numerose specie locali di frassino, olmo e noce. A causa dell’intensificarsi degli scambi
commerciali tra il continente asiatico e quello americano, materiali infestati hanno dato inizio nel 2002 alla prima colonizzazione. Nel 2006, gli stati nordamericani colpiti sono
stati Ohio, Indiana, Maryland Virginia e Illinois, e la sua espansione prosegue verso gli USA orientali e il Canada, minacciando le specie autoctone
di frassino, fondamentale componente del patrimonio forestale e urbano della regione. Il livello d’allarme è molto alto, tanto che le autorità di Stati Uniti e Canada
hanno intrapreso vaste campagne di monitoraggio sulle infestazioni di Agrilus planipennis, indicato come Emerald ash borer (minatore smeraldino del frassino) da
cui la sigla EAB. Sono state varate subito norme e istruzioni alla popolazione locale dalle autorità federali e locali.
Le prescrizioni riguardano l’isolamento delle aree infestate, la distruzione delle piante attaccate, l’interdizione del trasporto e del
commercio di piante vive e ogni prodotto legnoso proveniente dalle zone a rischio.
Il danno è provocato durante lo stadio larvale, in cui vengono distrutti floema e cambio a seguito dello scavo delle gallerie. I tessuti compromessi non sono più in grado di trasportare acqua e nutrienti, condannando la pianta a un rapido declino. Le piante attaccate muoiono in 1-3 anni a seconda del grado d’infestazione e dello stato di salute della pianta. I danni risultano ingenti anche per l’impatto sulle piante nelle alberature urbane di strade, giardini pubblici e giardini privati. La drammatica diffusione dell’insetto nel continente americano offre pericolosi scenari riguardo alla sua possibile introduzione e diffusione in Europa, dove la biologia del parassita e il suo comportamento nell’area di origine indicano tra gli ospiti potenziali frassini, olmi e noci.
L’impatto che questo parassita provoca nell’areale asiatico è molto limitato per la presenza di due parassitoidi: Oobius agrili e Tetrastichus planipennis.
Questi due insetti mantengono basso il numero del minatore smeraldino e stabiliscono forti equilibri di popolazione, vista la specificità del
parassitismo, e sebbene non eliminino, contengono il danno apportato agli alberi. La sua capacità di diffusione è quindi riconducibile a due fattori:
Su scala locale, come giardini o aree urbane limitate, Agrilus planipennis può essere controllato mediante uso di insetticidi sistemici, in quanto il suo sviluppo nell’area floematica lo rendono suscettibile alla traslocazione del principio attivo in tutta la pianta. A differenza di altri minatori, che completano lo sviluppo nello xilema dell’ospite e che risultano pertanto irraggiungibili da prodotti sistemici, la gestione dell’attacco può rivelarsi meno complessa e con buone probabilità di riuscita. Fondamentale però è la prontezza dell’operatore nel rilevare i primi sintomi dell’attacco, quali deperimento della chioma, in particolare nelle parti più distali, disseccamenti diffusi ed eventuali fori di sfarfallamento lungo il fusto. L’attenzione a livello mondiale rimane comunque elevata, vista la dimostrata attitudine dell’insetto al trasporto tramite materiale legnoso e la capacità di adattarsi a specie differenti dalle originarie.
Per il controllo di tale avversità, è possibile eseguire Interventi Fitosanitari Endoterapici. I fitofarmaci da utilizzarsi sono specificatamente realizzati per l'uso endoterapico. Tali principi attivi vengono immessi nell'albero mediante iniezioni al tronco, senza alcuna dispersione nell'ambiente, e risultano molto efficaci se eseguite nell'epoca più adeguata per colpire tale patologia.
Le altre avversità: