Bruco Americano (Hyphantria cunea)

Introduzione

NOME SCIENTIFICO
Hyphantria cunea
NOME COMUNE
Bruco Americano

L'Ifantria è un lepidottero appartenente alla famiglia Arctidae. Defogliatore allo stadio larvale, polifago, di origine americana, è arrivato in Italia facendo molti danni a cavallo tra anni '80 e '90, soprattutto su pioppeti e alberature ornamentali. Nei tardi anni '90 è regredito, anche grazie all'azione di predatori e parassitoidi. Attualmente se ne segnalano pollulazioni locali.

Come si affronta l'infestazione?

Fondamentale è la prevenzione e la prontezza nel rilevare i sintomi di attacco. Sono di norma consigliati Trattamenti Fitosanitari Edoterapici

Ciclo Biologico

  • Svernamento: sverna la crisalide sulle cortecce, su detriti o sul suolo. Gli adulti sfarfallano in primavera, si accoppiano e le femmine appena fecondate depongono circa 700 (da 200 a 1000) uova sulla pagina inferiore delle foglie, in particolare nella parte più alta e soleggiata della chioma
  • 1ª Generazione: le larve escono dalle uova dopo 2-3 settimane di incubazione, vivono gregarie avvolgendo con seta una o più foglie, che poi divorano. Poi (dal quinto stadio in poi) le larve diventano indipendenti, abbandonano i nidi e continuando a nutrirsi fino alla maturità (settimo e ottavo stadio), raggiunta la quale cercano un rifugio, nelle anfrattuosità della corteccia, fra i detriti alla base del tronco o in altri ripari, per incrisalidarsi entro un bozzolo fatto di setole larvali. La metamorfosi dura circa 2 settimane. Gli adulti poi si accoppiano e ovidepongono.
  • 2ª Generazione: le larve compaiono in estate e si comportano come quelle della generazione precedente, anche se sono molto più numerose e producono pertanto danni maggiori. Completano lo sviluppo e quindi si incrisalidano per lo svernamento. Completato lo sviluppo, si riparano per imbozzolarsi e formare le crisalidi svernanti.
  • 3ª Generazione: nel periodo autunnale può prendere avvio una terza generazione, ma le larve non giungono a maturità e vanno perdute (NB.: nel Sud-Italia può essere presente anche la terza generazione)
  • 4ª Generazione: come la precedente, ma si ferma allo stadio di pupa, che entra in diapausa e sverna.

UOVO:
Ha dimensioni di circa 0,5 mm di diametro, è di forma sferica, giallo-verdognolo inizialmente, poi grigiastro. Le ovature comprendono qualche centinaio di elementi in monostrato, ricoperte di rada peluria.

LARVA:
Larva giovane: giallastra, con tubercoli dorsali bruni portanti setole, capo nero.
Larva matura: dorso con colore variabile, bianco-grigiastro o verdastro più o meno scuro, con una larga fascia longitudinale dorsale e fasce laterali giallo-verdastre. Il corpo è fornito di due file di tubercoli dorsali bruni portanti lunghe setole biancastre (30-40 mm di lunghezza a completo sviluppo).

PUPA:
E' lunga 10-15 mm, di colore bruno-rossastra e presenta un apice addominale acuminato. La metamorfosi avviene all'interno di un rado bozzolo fatto da escrementi, setole larvali e fili sericei.

ADULTO:
Ha una lunghezza di 11-15 mm, con un'apertura di 25-30 mm. Le ali anteriori sono di colore bianco niveo (nella forma textor Harr. frequente nella femmina), oppure con serie trasversali di piccole macchie rotonde nere più o meno evidenti (soprattutto presenti nel maschio (forma cunea Drury, presente nei maschi e negli individui della prima generazione). Le antenne sono filiformi nella femmina e bipettinate nel maschio. Le zampe anteriori sono giallastre. E' un lepidottero notturno.

Danni e ospiti

Le larve si nutrono delle foglie, ma sulle pomacee possono erodere anche i frutti. Le foglie vengono avvolte da una tela sericea ed erose dapprima sulla pagina inferiore, poi interamente, tranne le nervature principali. Nei casi più gravi, l'intera pianta può venire defogliata. Il danno sulle ornamentali è generalmente di tipo estetico e fisiologico con ripercussioni sulla loro vitalità e sull'accrescimento. Sul Pioppo si riduce l'incremento legnoso. Sui fruttiferi i danni sono generalmente trascurabili poichè gli attacchi interessano solo qualche ramo o i pochi esemplari posti nelle vicinanze delle latifoglie fortemente infestate. La pelosità delle larve non procura le pericolose conseguenze date da quella della processionaria.
E' stato segnalato su circa 200 piante ospiti. Predilige le specie arboree decidue, ed in particolare Gelso e Acero (Acer negundo). Infesta anche: noce, sambuco, salice, pioppo, platano, olmo, tiglio, faggio, quercia. Risultano resistenti le Robinie e gli Ippocastani. Le infestazioni possono interessare anche piante da frutto: susino, melo, cotogno, pero, ciliegio, albicocco, vite, e, più raramente, il pesco.

Origine e diffusione

L'Ifantria è originaria del Nord-America: Canada meridionale e gran parte degli Stati Uniti. E' stata segnalata per la prima volta in Ungheria, nel 1940. Da qui l'Ifantria si è diffusa a tutto l'est europeo. E' stata segnalata in Emilia Romagna intorno al 1980. Probabilmente l'Ifantria è giunta alla metà degli anni '70 nella provincia di Reggio Emilia e da qui ha esteso la sua invadenza alle regioni limitrofe, seguendo soprattutto le grandi direttrici di traffico. Nel 1983 è stata segnalata anche a Mantova ed è giunta a Milano nel 1990. Attualmente l'Ifantria è diffusa nel Nord-America (Canada, Stati Uniti e Messico), in Europa centrale, in Ucraina, nel Giappone e in Corea. Da recenti studi sembrerebbe che la popolazione di Ifantria presente in pianura padana deriverebbe direttamente dall'America, e non dall'Ungheria.