Metcalfa (Metcalfa pruinosa)

Introduzione

NOME SCIENTIFICO
Metcalfa pruinosa Say
NOME COMUNE
Metcalfa

La Metcalfa è un rincote omottero della famiglia dei flatidi (famiglia tipica di paesi tropicali e poco rappresentata in Europa). Presenta un apparato boccale succhiatore perforante che gli permette di nutrirsi della linfa delle piante infestate. Trattasi di una specie dannosa alla vite, ma essendo notevolmente polifaga, quasi totalmente priva di antagonisti naturali, vive e si è diffusa enormemente interessando anche frutteti, piante arboree, arbustive ed erbacee sia spontanee che ornamentali invadendo tutti i nostri giardini.

Come si affronta l'infestazione?

Fondamentale è la prevenzione e la prontezza nel rilevare i sintomi di attacco. Sono di norma consigliati Trattamenti Fitosanitari Edoterapici

Ciclo Biologico

Sverna allo stato di uova deposte nelle screpolature corticali delle numerose piante ospiti, la schiusa ha inizio verso la primavera, ma la schiusa delle uova non è simultanea e prosegue in estate per oltre due mesi. Le neanidi raggiungono la pagina inferiore delle foglie, si fissano in corrispondenza di una nervatura secondaria e iniziano a nutrirsi succhiando la linfa. Durante le età neanidali sono poco mobili: si spostano solo se sono disturbate o dopo ogni muta, per trovare un nuovo punto in cui inserire gli stiletti boccali. Le ninfe invece si spostano anche sui rametti giovani e tornano sulle foglie per la muta. I primi adulti compaiono in estate, dopo 40-45 giorni dalla nascita, a seguito di tre stadi da neanide e due da ninfa. Sono ancora presenti in gran numero le forme giovanili. All'epoca dell'invaiatura la maggior parte degli individui ha tuttavia completato lo sviluppo. Dopo un paio di giorni, nei quali attendono di rinforzare i loro tegumenti, si portano sui rametti dove si dispongono allineati per poi spostarsi intorno agli stessi ogni qualvolta si sentono disturbati. Se la vegetazione viene smossa o in caso di forti piogge, compiono rapidi voli per cercare riparo, invadendo pesino le abitazioni. Durante le ore notturne, verso l'arrivo dell'autunno, avvengono gli accoppiamenti, seguiti dalla deposizione delle uova in modo isolato e casuale: vengono infisse tramite l'ovodepositore, nelle screpolature della corteccia delle varie piante ospiti.

UOVO:
E' circa 1 x 0,5 mm, di forma subcilindrico-allungato, leggermente appuntito ai due poli, con due solcature parallele longitudinali, di colore bianco-giallastro traslucido.

NEANIDE E NINFA:
È di colore giallastro ed è fornita di zampe ed antenne durante la prima età. Le Neanidi sono di colore bianco, appiattite dorso-ventralmente, ricoperte di cera con due vistosi pennelli posteriori di cera emessa da due ghiandole poste all'estremità dell'addome.
Le ninfe sono di colore bianco-verdognola, simile alle neanidi ma con abbozzi alari e pennelli cerosi più evidenti.

ADULTO:
Ha una lunghezza di 7-8 mm. Ha occhi giallo-aranciati, ali trapezoidali mantenute a tetto molto spiovente nella posizione di riposo, elitre grigio-brune con variegature chiare, per l'incompleta distribuzione della cera che le ricopre, e con piccole macchie rotondeggianti fuligginose nere poste nella metà prossimale. Il colore inizialmente bianco tende a virare, con l'invecchiamento verso il grigio bruno. Il maschio è leggermente più piccolo della femmina, con dimorfismo sessuale poco accentuato.

Danni e ospiti

Le larve si nutrono della linfa e producono rallentamenti della crescita dei germogli e deformazioni delle drupe, ma la abbondante secrezione gluco-cerosa (melata), oltre a creare disagi, favorisce la crescita di una abbondante fusaggine, danni alle foglie e al valore commerciale dei frutti. Sulla vite in particolare, l'insetto colonizza la pagina inferiore delle foglie, i germogli, i tralci e addirittura i grappoli, ricoprendoli con le sue abbondanti secrezioni. In caso di forte infestazione viene impedito il normale sviluppo dei germogli, mentre la melata richiama le vespe che finiscono per danneggiare i grappoli maturi. Gli attacchi di questo rincote sono maggiormente frequenti quando in prossimità delle viti si trovano siepi e macchie arbustive di acero campestre, robinia, sambuco o di altre piante ospiti che costituiscono in tal modo inesauribili fonti di infestazione. La dannosità dell'insetto si avverte soprattutto sulle piante di interesse ornamentale: quando l'infestazione è elevata si hanno rallentamenti nell'accrescimento dei germogli e, su piante come le rose, i fiori vengono deturpati e subiscono un notevole danno commerciale.
Essendo caratterizzato da un'ampia polifagia, l'insetto è stato trovato su una quarantina di ospiti compresi:

  • arbusti e cespugli infestanti (rovo, sambuco, biancospino)
  • piante erbacee coltivate e selvatiche (medica, trifoglio, soia, ortica, ecc.)
  • piante ornamentali (rosa, ligustro, eponimo, ibisco, alloro, oleandro, magnolia, viburno, ecc.)
  • latifoglie ornamentali ad alto fusto (gelso, olmo, acero, acacia, platano, pioppo, betulla, ippocastano, ailanto, ecc.)
  • piante da frutto (pesco, pero, melo, fico, kaki, albicocco, vite, olivo, limone, nocciolo, melograno, noce, fragola, ecc.)

Origine e Diffusionee

a Metcalfa è originaria del Nord-America, dalle regioni atlantiche del Quebec fino al Messico, interessando soprattutto le zone meridionali degli Stati Uniti (Texas e Florida). Da oltre quindici anni si è diffusa anche in Europa.
La comparsa in Italia è stata segnalata in Veneto nei dintorni di Treviso verso la fine degli anni '70 e viveva prevalentemente sulla vite e su piante di interesse ornamentale. In un decennio ha invaso tutta l'Italia del nord e del centro fino alla Campania. Nel 2000 sono stati rilevati ingenti danni ad es. a Milano, per cui la Cameraria è divenuta di "dominio pubblico" e numerosi articoli, anche su quotidiani se ne sono occupati. Al sud è però ancora assente.
Per la vasta gamma di piante ospiti e la quasi totale assenza di antagonisti, è destinato da ampliare ulteriormente la sua diffusione.

Come affrontare l'infestazione

Fondamentale è la prevenzione e la prontezza nel rilevare i sintomi di attacco. Questo, in sostanza, è il mezzo più efficace per curare questa malattia. In caso di infestazioni, sono di norma consigliati TRATTAMENTI FITOSANITARI ENDOTERPICI.