Processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa)

Introduzione

NOME SCIENTIFICO
Thaumetopoea pityocampa
NOME COMUNE
Processionaria del Pino

La Processionaria del Pino è un lepidottero defogliatore che attacca varie specie di pino e cedro. Le larve sono ricoperte da peli urticanti e possono provocare per l'uomo e per gli animali irritazioni cutanee, oculari e alle vie respiratorie.

La lotta contro la Processionaria del Pino è resa obbligatoria su tutto il territorio nazionale ai sensi del D.M. 30 ottobre 2007

Come si affronta l'infestazione?

Fondamentale è la prevenzione e la prontezza nel rilevare i sintomi di attacco. Sono di norma consigliati Trattamenti Fitosanitari Edoterapici

Ciclo Biologico

Gli adulti sfarfallano dal terreno, secondo l'altitudine e il versante di esposizione e delle condizioni climatiche. Appena fuoriuscita, la femmina si arrampica lungo un qualsiasi supporto verticale dove viene fecondata. Si alza quindi in volo alla ricerca di piante adatte sulle quali compiere l'ovodeposizione, percorrendo talora distanze di 10-15 km se nelle vicinanze non trova un ambiente adatto. Le uova vengono deposte intorno ad una coppia di aghi dove formano un manicotto a spirale intorno ad una coppia di aghi ricoperto delle squame argentee dell'addome della femmina. Successivamente, dopo un periodo di incubazione di 30-45 giorni, nascono le larve. Dapprima scheletrizzano gli aghi, di cui si nutrono, per poi formare nelle fasi più avanzate del loro sviluppo, Infestazione dei piccoli e provvisori nidi sericei all'interno del quale trovano riparo e dal quale fuoriescono per danneggiare gli aghi, divorandoli e causando defogliazioni più o meno spinte. I nidi vengono abbandonati dopo ogni stazionamento.
Il primo nido autunnale (prenido) viene costruito in prossimità dell'ovatura e consiste in una rete di fili siricei che ingloba alcuni aghi parzialmente erosi. Con il procedere dell'autunno, le larve formano altri ricoveri progressivamente più compatti, fino a formare il nido definitivo in corrispondenza dell'inizio dell'inverno, nel quale trascorrono la stagione fredda. Nella primavera successiva, in un periodo variabile a seconda delle condizioni climatiche, riprendono l'attivita al termine del quinto stadio evolutivo, scendono al suolo in processione. In fila indiana, guidate per lo più da una larva femmina, si dirigono verso luoghi soleggiati e caldi ubicati nelle vicinanze per poi interrarsi a 5-20 cm di profondità o restando talora in superficie dove si tessono un bozzolo. Rimangono quindi in una condizione di sviluppo arrestato (diapausa) per un periodo di tempo più o meno lungo in funzione delle condizioni ambientali e un mese prima della comparsa degli adulti compiono la ninfosi. Se le condizioni ambientali sono avverse la diapausa larvale continua e gli adulti compaiono solo nella successiva annata o addirittura dopo tre o quattro anni alle altitudini più elevate.

UOVO:
Le uova sono rotonde, leggermente schiacciate, larghe circa 1 mm, di colore bianco madreperlaceo. Vengono avvolte a manicotto in ovature di 150-300 elementi, disposti a spirale intorno ad un ciuffo di aghi ricoperte da squame addominali grigio-argentei della femmina.

LARVA:
E' di colore grigio-ardesia nella regione dorsale e giallastra ai lati e sul ventre ed è fornita di tubercoli portanti ciuffi di peli color ruggine. Le larve passano attraverso 5 stadi evolutivi: a maturità misurano 30-40 mm. Nella parte centrale di ciascun urite delle larve oltre la terza età, sono presenti cavità ("specchi") fornite di un elevatissimo numero. di microscopici peli urticanti

PUPA:
Di colore bruno-rossastra, lunghe 15-17 mm., le crisalidi sono ricoperte da un bozzolo biancastro che si imbrunisce col tempo. In questo stadio l'insetto passa da 2 a 4 mesi, tuttavia una parte delle crisalidi può raggiungere la maturità nell'annata successiva o addirittura dopo 2 o 3 anni.

ADULTO:
La farfalla ha corpo tozzo e peloso bruno-arancione, ali anteriore grigie, attraversate trasversalmente da 2-3 striature poco visibili, e ali posteriori biancastre con una macchia grigio-nera sul margine interno. Apertura alare di 30-45 mm. Il maschio ha antenne pettinate, mentre quelle della femmina sono filiformi. L'addome è ricoperto di peli giallicci scuri. Nella femmina termina con un ciuffo di lunghi peli squamosi grigio-argentei che durante l'ovodeposizione vengono staccati e cementati sulle uova a scopo protettivo e mimetico. Gli adulti hanno abitudini crepuscolari.

Danni

Raramente il danno prodotto da questo insetto sulle specie ospiti è tale da pregiudicarne la sopravvivenza. Gli alberi colpiti presentano defogliazioni più o meno accentuate, risultano indeboliti e quindi maggiormente soggetti ad ulteriori attacchi di parassiti (per es. scolitidi). Più gravi sono invece i problemi connessi alla presenza dei microscopici peli urticanti sul corpo delle larve. A seguito del contatto diretto con le larve oppure in conseguenza della dispersione dei peli nell'ambiente, si registrano reazioni epidermiche e reazioni allergiche (soprattutto in soggetti particolarmente sensibili). A livello delle prime vie respiratorie, le reazioni infiammatorie possono essere particolarmente consistenti in occasione di inalazioni massive che non di rado si verificano tra il personale addetto alla manutenzione del verde non adeguatamente protetto. Anche gli animali domestici, specialmente i cani, possono essere vittime della loro curiosità, venendo in contatto con le larve con gravi conseguenze a naso, lingua e occhi.

Ospiti e Diffusione

L'insetto attacca prevalentemente esemplari di Pinus nigra e Pinus silvestris, ma può danneggiare anche altri Pinus (P. halepensis, P. pineae P. pinaster), più raramente P. strobus, eccezionalmente i Larixe i Cedrus. Pur attaccando le piante di ogni età il fitofago predilige quelle giovani, che raggiungono i 2-2,5 m di altezza, vegetanti negli ambienti meno favorevoli e nei versanti maggiormente soleggiati. Le infestazioni si manifestano spesso con fluttuazioni graduali delle popolazioni, il cui culmine si presenta circa ogni 5 -7 anni. In seguito ad attacchi ripetuti le piante subiscono ritardi di sviluppo e si indeboliscono divenendo così facile preda degli altri fitofagi forestali (pissode, scolitidi, ecc.).
Il lepidottero è diffuso nelle regioni poste intorno al bacino del Mediterraneo e nella parte meridionale della Francia, dell'Ungheria e della Bulgaria.
In Italia è presente ovunque.

Come affrontare l'infestazione

Fondamentale è la prevenzione e la prontezza nel rilevare i sintomi di attacco. Questo, in sostanza, è il mezzo più efficace per curare questa malattia. In caso di infestazioni, sono di norma consigliati TRATTAMENTI FITOSANITARI ENDOTERPICI.