Zanzara Tigre

Introduzione
La zanzara tigre è originaria del sud-est asiatico. È giunta in Italia recentemente (rinvenuta per la prima
volta nel 1990 nella città di Genova) probabilmente attraverso l'importazione dagli USA di pneumatici usati sui
quali la femmina aveva deposto le uova.
Alla fine del 2000 risultava presente in 9 Regioni, 30 Province e 190 Comuni.
La zanzara tigre ha colonizzato in poco tempo gran parte degli ambienti urbani, acquisendo fin da subito la fama di
insetto particolarmente aggressivo nei confronti dell'uomo.
Nome Scentifico
Aedes albopictus.
Nome Comune
Zanzara Tigre.
Descrizione dell'insetto
L'adulto ha dimensioni (generalmente comprese tra 4 e 10 mm) che sono leggermente più piccole di quelle
della zanzare comuni.
Il corpo è chiaramente diviso in capo, torace ed addome, con un solo paio di ali visibili.
È di colore nero, con fasce bianche sulle zampe e una linea longitudinale bianca sul dorso,
netto contrasto tra i due colori la rende particolarmente riconoscibile.
La larva è di colore che va dal marrone chiaro/grigiastro a quello scuro quasi nero.
Le sue dimensioni sono comprese tra 1 e 12 mm (a seconda dell'età). Il corpo è distinto in capo torace
ed addome composto da vari segmenti alla fine del quale può essere presente una struttura tubolare: il
sifone respiratorio.
Come vive
La zanzara tigre, per riprodursi, predilige le piccole raccolte di acqua stagnante: sottovasi, tombini, ecc., in cui si deposita l'acqua piovana e in qualsiasi altro piccolo contenitore o fessura stagna in cui l'acqua piovana o dell'annaffiatura venga lasciata a ristagnare.
Ciclo Biologico
Nel nostro Paese le zanzare adulte iniziano a comparire approssimativamente nel mese di aprile e, attraverso
diverse generazioni, permangono fino al mese di ottobre - dicembre, poi muoiono.
Le uova sono deposte sulle pareti interne di contenitori, all'asciutto, poco sopra il livello dell'acqua.
Quando in seguito a pioggia o annaffiatura l'acqua le sommerge, queste si schiudono, escono le larve che in 7 giorni
diventano adulte e si alzano in volo. In estate l'intero ciclo di sviluppo si completa in una/due settimane.
In autunno, quando il numero di ore di luce (fotoperiodo) scende al di sotto delle 12-13 ore e la temperatura si
abbassa, la zanzara tigre deposita uova in grado di superare la stagione invernale resistendo a temperature spesso
inferiori a -5 °C e si schiudono, se coperte dall'acqua, a partire dalla successiva primavera dando origine alla
prima generazione larvale.
Il ciclo biologico della specie si riattiva quando si raggiungono condizioni climatiche favorevoli rappresentate
da: fotoperiodo superiore a circa 11,5-12 ore e temperature medie al di sopra di 10 °C, condizioni che in genere
si verificano tra marzo ed aprile/maggio.
Dalle uova si sviluppano le larve che attraverso quattro stadi di crescita, separati da altrettante mute,
raggiungono lo stadio di pupa. La zanzara adulta sfarfalla dopo circa 48 ore, abbandonando la spoglia nell'acqua.
Circa 48 ore dopo lo sfarfallamento, maschi e femmine sono in grado di accoppiarsi. Subito dopo la femmina può
effettuare il suo primo pasto di sangue, necessario per maturare le uova, mentre il maschio, esaurita la sua
funzione riproduttiva, sopravviverà solo per pochi giorni. L'intervallo tra il pasto di sangue e la deposizione
delle uova, varia tra 3 e 5 giorni. Ogni femmina può deporre, dopo un singolo pasto di sangue, circa 100 uova,
ma in genere ne depone solo alcune decine, in quanto la fecondità è influenzata da molti fattori. Si stima che
la femmina della zanzara tigre possa vivere in natura due tre settimane.
I luoghi dove la zanzara tigre depone le uova e dove le larve si sviluppano sono costituiti da qualsiasi tipo di
manufatto nel quale è presente acqua: tombini e griglie di raccolta delle acque, copertoni di veicoli stradali,
bottiglie, barattoli, cavità di alberi, lattine, bicchieri, annaffiatoi, secchi, bacinelle, sottovasi delle piante,
bidoni, vasche, sacchetti e teli di plastica nei quali si formano avvallamenti in grado di contenere acqua,
abbeveratoi di animali, grondaie otturate, piante in idrocoltura ecc..
Le uova vengono deposte dalle zanzare adulte in ambiente umido, di solito subito sopra il livello dell'acqua,
facendole aderire alla parete del contenitore. Appena sommerse dall'acqua e in condizioni climatiche favorevoli,
le uova si schiudono dando origine alle larve che hanno vita acquatica.
Il numero delle generazioni stagionali varia molto in relazione alle caratteristiche del focolaio e, soprattutto,
alla variazione del livello dell'acqua nel focolaio stesso (come detto le uova si schiudono quando vengono
sommerse dall'acqua). Ad esempio, la caditoia di un tombino, presente in un cortile di una abitazione dove
venga frequentemente lavata un'autovettura, costituisce un focolaio dal quale possono originare in continuazione
zanzare. Dati di letteratura indicano una sopravvivenza massima delle uova, a condizioni ideali di temperatura
ed umidità, di 243 giorni.
Cosa fare in caso di puntura
In caso di puntura è utile lavare e disinfettare la zona colpita, fare impacchi con ghiaccio o applicare una crema al cortisone, seguendo le indicazioni del foglietto illustrativo. Tali provvedimenti riducono il gonfiore e diminuiscono il prurito.
Come affrontare l'Infestazione
Eliminazione dei focolai larvali
E' indispensabile che tutti i cittadini diventino consapevoli del proprio ruolo nel combattere e prevenire la diffusione della zanzara tigre. Si deve prestare attenzione a:
- Sottovasi: è l'oggetto più amato dalla zanzara tigre, il focolaio più adatto alla sua riproduzione. Evitate di usarli se potete, e comunque evitate che l'acqua vi ristagni.
- Pneumatici: coloro che per qualsiasi ragione posseggano pneumatici devono fare particolare attenzione affinché non si formino piccole raccolte di acqua al loro interno. Sarà utile stoccare gli pneumatici a piramide, aver cura di lasciarli asciutti e coprirli per evitare che l'acqua piovana vi ristagni. Gli pneumatici privi di copertura devono essere disinfestati con periodicità quindicinale.
- Condomini, vivai, rottamatori di automobili, cantieri edili, orti urbani: oltre ai sottovasi
e agli pneumatici, le larve di zanzara tigre si trovano nei tombini, in barattoli, lattine, bacinelle,
depositi e contenitori per l'irrigazione degli orti e dei fiori, innaffiatoi, fogli di naylon, buste di
plastica, ecc.
Serve una particolare cura nel non lasciare mai contenitori e recipienti abbandonati, né oggetti che permettano il ristagno delle piccole raccolte d'acqua. È necessario programmare disinfestazioni periodiche nelle aree di proprietà privata entro le quali le squadre di disinfestazione comunali non possono intervenire. - Vasche e fontane ornamentali: aver cura di fare regolari manutenzioni delle vasche e delle fontane ornamentali accertandosi che non ci siano perdite di acqua nell'impianto. È anche opportuno introdurre pesci larvivori: i comuni pesci rossi.
- Cimiteri: i vasetti dei fiori in cui l'acqua rimane per giorni sono ottimi focolai di riproduzione. Quindi anche nei cimiteri bisogna sforzarsi di ricordare alcune regole: non lasciare vasetti inutilizzati, usare argilla espansa o sabbia ove possibile, cambiare frequentemente l'acqua dei vasi con fiori freschi.
- Tombini: si deve pulire i tombini prima dell'inizio dei trattamenti e quindi trattarli (da aprile a ottobre) con i prodotti in vendita nelle farmacie a prezzi contenuti.
Prodotti larvicidi
Temephos in pastiglie
Contro le larve di zanzara, si possono utilizzare delle compresse di insetticida organo fosforico a base di
temephos, che presenta bassissima tossicità verso gli organismi non bersaglio, viene rapidamente degradato
nell'ambiente e non produce derivati tossici.
Le seguenti indicazioni (che non sostituiscono il contenuto dell'etichetta) sono fornite per facilitare
l'impiego pratico del prodotto entro i tombini e griglie di raccolta delle acque piovane presenti nei cortili
e giardini degli edifici di pertinenza privata.
Avvertenze:
- Prima di aprire la confezione leggere attentamente le istruzioni riportate nell'etichetta.
- Indossare sempre guanti monouso prima della manipolazione delle compresse.
- Conservare la confezione in luogo inaccessibile a bambini, a persone irresponsabili e agli animali.
Modalità d'impiego:
- Collocare una compressa nell'acqua di ogni tombino o griglia di raccolta delle acque piovane ad intervalli di 15 giorni, a partire dal 1 aprile al 31 ottobre.
- La compressa non deve essere collocata in altri tipi di contenitori come ad esempio: bidoni, abbeveratoi, secchi, sottovasi, annaffiatoi, ecc..
- La compressa non deve essere spezzata o sbriciolata, ma depositata nell'acqua del tombino nello stato in cui si trova.
Consigli:
- Prima dell'inizio del ciclo dei trattamenti, pulire l'interno dei tombini dalla presenza di fango, foglie ed altri detriti.
- Segnare sul calendario le date dei trattamenti al fine di ottimizzare la programmazione.
- Divulgare ai vicini di casa le azioni da intraprendere per evitare la proliferazione della zanzara tigre.
- Ricordarsi, prima della partenza per le vacanze, di mettere al riparo dalle piogge tutti i possibili contenitori di acqua e di dare a persona di fiducia l'incarico di proseguire i trattamenti fino al rientro dalle vacanze.
Bacillus Thuringensis in gocce e tavolette
Si tratta di un insetticida biologico a base di bacillus thuringiensis varietà israelensis, innocuo ù
per l'uomo e gli animali, e non inquinante per l'ambiente.
Le seguenti indicazioni (che non sostituiscono il contenuto dell'etichetta) sono fornite per facilitare
l'impiego pratico del prodotto entro i tombini e griglie di raccolta delle acque piovane presenti nei cortili
e giardini degli edifici di pertinenza privata.
Avvertenze:
- Prima di aprire la confezione leggere attentamente le istruzioni riportate nell'etichetta.
- Indossare sempre guanti monouso prima della manipolazione delle compresse.
- Conservare la confezione in luogo inaccessibile a bambini, a persone irresponsabili e agli animali.
- Il prodotto è attivo solo nell'acqua. Il prodotto in gocce è efficace solo e se diluito correttamente.
Per il prodotto in gocce:
- Agitare bene la bottiglietta del prodotto prima dell'uso;
- Versare 6 gocce di prodotto in una bottiglia di plastica contenente circa mezzo litro d'acqua, chiudere la bottiglia e agitarla vigorosamente, versare tutta la soluzione nell'acqua nei quattro tombini in parti uguali. La soluzione deve essere preparata al momento dell'utilizzo e usata completamente in quanto non dura nel tempo.
- I trattamenti devono essere effettuati una volta ogni sette giorni, dal 1 aprile al 31 ottobre.
Per il prodotto in tavolette:
- Introdurre una pastiglia nell'acqua di ogni tombino. Una pastiglia è sufficiente per trattare fino a 50 litri d'acqua.
- I trattamenti devono essere effettuati una volta ogni sette giorni dal 1 aprile al 31 ottobre.
Consigli:
- Prima dell'inizio del ciclo dei trattamenti, pulire l'interno dei tombini dalla presenza di fango, foglie ed altri detriti.
- Segnare sul calendario le date dei trattamenti al fine di ottimizzare la programmazione.
- Divulgare ai vicini di casa le azioni da intraprendere per evitare la proliferazione della zanzara tigre.
- Ricordarsi, prima della partenza per le vacanze, di mettere al riparo dalle piogge tutti i possibili contenitori di acqua e di dare a persona di fiducia l'incarico di proseguire i trattamenti fino al rientro dalle vacanze.
Trattamenti Adulticidi
Normalmente sono sconsigliati per il maggiore rischio di tossicità e di difficoltà di gestione, per il maggiore
impatto ambientale, per la temporaneità dei risultati e per i maggiori costi di gestione. Pertanto vanno
effettuati da ditte specializzate solo in condizioni di elevate densità di adulti. E' del tutto inutile
eseguire a scopo preventivo trattamenti delle aree verdi con prodotti ad azione adulticida.
La presenza in un'area di densità elevate di adulti di zanzara tigre sta ad indicare la mancata applicazione
delle norme di prevenzione e pertanto la presenza, nell'area interessata o in prossimità di questa, di focolai
di riproduzione dell'insetto che devono essere ricercati ed eliminati.
Sono da eseguire solo dopo un attento sopralluogo dell'area da trattare finalizzato alla ricerca e all'immediato
trattamento (o eliminazione ove possibile) dei focolai di riproduzione dell'insetto.
Il trattamento dovrà interessare la bassa vegetazione (siepi, cespugli) fino a una altezza di due-tre metri,
soprattutto in posti umidi e ombreggiati ove la zanzara adulta ama stazionare; dovrà essere eseguito in assenza
di persone ed evitando che l'insetticida possa contaminare prodotti destinati al consumo umano
(ortaggi, frutta, ecc.) o animale. Per tali trattamenti si consiglia l'impiego di insetticidi a base di piretroidi
(prodotti di sintesi simili al piretro naturale) che saranno diluiti in acqua alla dose prevista in etichetta.
Anche per il trattamento di cumuli di pneumatici o di rottami mediante atomizzatore, si consiglia l'utilizzo di
insetticidi a base di piretroidi.
Insetticidi sul banco di prova
Gli studi dell'Istituto Superiore di Sanità per combattere la zanzara tigre si sono concentrati soprattutto
sull'efficacia di alcuni insetticidi. In particolare, nei periodi 1992-1993, 1996, 1998-1999 e 2002, ne sono stati
testati in varie zone del centro e del nord della penisola, 5 tipi diversi: il temephos, il chlorpyrifos,
il fenthion, il deltamethrin e il permethrin.
L'ultima ricerca, condotta tra i mesi di giugno e settembre del 2002, ha preso in esame 15 popolazioni di
zanzara tigre, in 8 città tra le più infestate d'Italia: Genova, Brescia, Padova, Udine, Bologna, Forlì,
Grosseto e Roma. Il trattamento a base di temephos, l'insetticida più largamente impiegato in Italia contro le
larve dell'Aedes albopictus, catturate per l'occasione con le ovitrappole sistemate in tombini e chiusini,
si è rivelato pienamente efficace. Infatti, i valori di concentrazioni letali in grado di uccidere la metà
della popolazione presa in esame (LC50) e quelle capaci di indurre la mortalità dell'intera popolazione (LC99)
sono risultati compresi, rispettivamente, tra 0.0026 e 0.0085 mg/l, e tra 0.0093 e 0.023 mg/l. In entrambi i
casi, dunque, al di sotto della soglia d'efficacia stabilita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
pari a 0,02 mg/l. Il confronto con i tre periodi precedenti ha mostrato, tuttavia, una diminuzione della
sensibilità al temephos in quelle aree dove il larvicida è stato impiegato in maniera intensiva nel decennio
scorso (per es. nelle zone di Padova e Brescia). Una diminuzione della sensibilità che non si traduce, però,
in una resistenza vera e propria, ma nella necessità di aumentare il dosaggio del prodotto. In particolare,
gli autori della ricerca hanno calcolato che l'Aedes albopictus necessita di una quantità doppia di temephos,
rispetto alla sua 'cugina', l'Aedes aegypti.
Tutte le popolazioni larvali si sono mostrate sensibili anche al chlorpyrifos e al fenthion
(consigliati dall'Oms per l'Aedes aegypti), in grado di provocare la mortalità degli insetti nel 100% dei casi
rispettivamente con 0,01 e 0,005 mg/l. Il deltamethrin e il permethrin hanno indotto, a loro volta,
piena sensibilità nelle femmine adulte di Aedes albopictus.
All'incirca nello stesso periodo, tra maggio e ottobre 2002, i parassitologi dell'ISS hanno condotto un'altro
studio per valutare la durata dell'efficacia di un insetticida basato sulla variante del Bacillus thuringiensis,
un batterio aerobico capace di produrre un cristallo proteico dall'azione insetticida. La variante in questione,
il Bacillus thuringiensis israeliensis, in grado, oltretutto, di risparmiare quelle specie che non costituiscono
il suo target, è conosciuta, tuttavia, per la breve durata della sua efficacia, il che obbliga i disinfestatori
ad un uso frequente e ad alti costi di gestione.
Lo studio, condotto all'interno del giardino botanico dell'Università di Roma "La Sapienza", è consistito
nell'allestimento di una serie di "allevamenti sperimentali", ottenuti sistemando, vicino alle solite
ovitrappole, secchi neri di plastica contenenti acqua e un substrato organico, "culla" ideale per le uova
di Aedes albopictus. I secchi sono stati quindi trattati con la dose raccomandata dell'insetticida ad
eccezione di due contenitori usati come secchi di controllo. A distanza di 24 ore dal trattamento,
l'insetticida si è rivelato in grado di provocare la mortalità delle larve nel 100% dei casi, ma la sua azione
è durata appena 48 ore. Questo significa, hanno concluso gli esperti, che un trattamento del genere, in un
simile habitat, richiederebbe, per essere veramente efficace, di essere eseguito ogni 8-10 giorni.


